Quest’anno corrono i 90 anni dalla rivoluzione spagnola del 1936, nata in seguito al tentativo di golpe — il cosiddetto alzamiento — dei militari guidati dal generale Francisco Franco avvenuto il 17 luglio, che diede avvio ad una guerra civile che si concluderà nel marzo 1939 con la vittoria dei golpisti, appoggiati dagli aiuti militari dell’Italia fascista e della Germania nazista in una sorta di prova generale della seconda guerra mondiale.
Traduciamo questo articolo pubblicato nell’estate 1989 dalla rivista di Detroit (Michigan, Stati Uniti) Fifth Estate (numero 332) che riprende un appello del febbraio 1937, quando la situazione cominciava ad essere compromessa e le conquiste della rivoluzione libertaria sacrificate sull’altare della burocrazia, delle alleanze internazionali e delle necessità della guerra, scritto dal gruppo anarchico «Quijotes del Ideal» attivo nel quartiere Barrio de Gracia della Barcellona rivoluzionaria. Il gruppo era stato fondato da Federico Arcos Martinez (che in seguito sarà collaboratore proprio di Fifth Estate, una volta emigrato in Canada nella regione di Detroit-Windsor, a cavallo tra Canada e Stati Uniti), Liberto Sarrau, Diego Camacho (alias Abel Paz), José Baje e Germinal Gracia Ibars (Víctor García).
Il gruppo redigeva in Spagna anche il proprio organo di stampa, El Quijote, che pubblicò solo tre numeri poiché fu censurato per le sue critiche alla partecipazione al governo dei dirigenti del sindacato anarcosindacalista CNT.
Durante la rivoluzione spagnola, nei territori autogestiti dai comitati rivoluzionari e soprattutto a Barcellona e nella regione della Catalogna, dove il movimento anarchico era molto forte, la proprietà privata fu abolita di fatto: le fabbriche vennero occupate e gestite direttamente dagli operai, i latifondi aboliti e gestiti per la metà direttamente dai contadini e per l’altra metà dal Comitato delle Milizie antifasciste, i servizi caddero in mano ai sindacati proletari (CNT e UGT), le chiese vennero date alle fiamme od occupate ed adibite ad altri scopi. Ma come effetto della sconfitta della rivoluzione, che ebbe anche cause interne, non ultima la collaborazione della dirigenza della CNT al governo repubblicano, tutte queste conquiste vennero scalzate e Franco, una volta vinta la guerra civile, avrebbe governato la Spagna con la sua dittatura fino alla sua morte avvenuta nel 1975.
Quello che segue é uno scritto breve, nello stile del manifesto di propaganda del tempo, in presa diretta mentre gli eventi si stavano svolgendo, che è però anche un monito per l’oggi, e che con lucidità ci fornisce l’indicazione – anzi di più, la prova! – che non sono mai esistiti, né potranno mai esistere, governi amici.
Un monito che ieri si riferiva al governo spagnolo del Fronte Popolare (composto da forze borghesi come i repubblicani catalani, dai socialisti del PSOE, dal Partito Operaio di Unificazione Marxista-POUM, dall’UGT sindacato socialista vicino al PSOE, dagli stalinisti del Partito Comunista, e successivamente da quegli ossimori viventi che furono i “ministri anarchici” della CNT) ma che certamente faceva riferimento anche al governo considerato ingenuamente alleato della rivoluzione, quello sovietico di Stalin, che inviava armi al governo repubblicano non per spirito solidaristico ma per mero calcolo, alla ricerca di influenza politica e profitto (e il trasferimento nei forzieri russi dell’oro del Banco di Spagna, con la scusa di “metterlo al sicuro” — 510 tonnellate, corrispondenti ai tre terzi delle intere riserve spagnole, oro che non fu mai riconsegnato —servì solo a renderlo esplicito!).
Un governo, quello dell’Unione Sovietica, che si presentava al mondo intero come rappresentante internazionale del proletariato mentre i suoi agenti in Spagna assassinavano i rivoluzionari anarchici e i militanti del POUM (partito della sinistra comunista che pur faceva parte del Fronte Popolare) e disarticolavano le conquiste della rivoluzione libertaria facendo approvare dal governo spagnolo una serie di misure — dalla militarizzazione delle milizie autonome con la creazione di un “esercito popolare” direttamente controllato dal governo, alla riconsegna delle imprese collettivizzate ai precedenti proprietari — come biglietto da visita da usare per stringere accordi con le potenze democratiche Francia e Inghilterra (il che non impedì a Stalin di accordarsi con Hitler nel 1939 per spartirsi la Polonia con il patto Molotov-Ribbentrop e di siglare accordi commerciali con la Germania nazista ancora nel 1940 e 1941).
Un monito, quello dei «Quijotes del Ideal», ancor oggi di stretta rilevanza; l’affermazione schietta, puntuale, ineccepibile e storicamente comprovata, che non esistono governi amici non ha perso niente della sua attualità purtroppo, vista la partecipazione da una parte di cosiddetti “anarchici” nelle truppe regolari dell’esercito ucraino in quella guerra che oppone Federazione Russa e Paesi NATO alle porte dell’UE. E, dall’altra parte della medaglia, di un numero impressionante di sinistri ammiratori di regimi autocratici quali Russia, Iran e Cina.
— Piccoli Fuochi Vagabondi, luglio 2026 —
Introduzione di Fifth Estate
Il 17 luglio 1936, le forze nazionaliste spagnole, guidate dal generale di estrema destra Francisco Franco, tentarono un colpo di Stato contro la Repubblica del Fronte Popolare da poco eletta. Nel contesto dello sconvolgimento sociale e politico seguito alla resistenza di massa contro la rivolta fascista, il movimento anarchico in Spagna organizzò l’opposizione più forte e radicale al fascismo, nonché una rivoluzione sociale di vasta portata.
Nel corso dei tre anni successivi, gli ideali libertari e antiautoritari dell’anarchia divennero la realtà quotidiana di milioni di spagnoli che presero il controllo dei propri luoghi di lavoro e delle proprie comunità, liberandosi dal dominio burocratico e repressivo del governo.
Sebbene questo esperimento rivoluzionario sia stato alla fine distrutto da una perfida combinazione di fascismo, stalinismo, “democrazie” occidentali e tradimento da parte del governo liberale spagnolo, è stato, secondo David Porter (vedi Fifth Estate, estate 1986), il “luogo di prova più intenso e su più vasta scala della rilevanza e della forza delle idee anarchiche nel mondo moderno”. E hanno funzionato.
Il seguente opuscoletto fu scritto e diffuso in Spagna nel 1937 da un gruppo di giovani anarchici di età compresa tra i 15 e i 17 anni chiamato «Quijotes del Ideal». Il testo ci è stato fornito da un nostro amico e compagno che fece parte dei Quijotes e che, a distanza di oltre cinquant’anni, conserva ancora vivo il suo ardore per gli ideali anarchici espressi in questo documento. È scritto nello spirito rivoluzionario dell’epoca, rivolgendo la propria voce al popolo, negando la legittimità di tutti i governi e di tutte le leggi, e indicando il tradimento della rivoluzione da parte della Repubblica spagnola come prova lampante dell’ostilità di quel governo verso il popolo.
— The Fifth Estate Staff —
Febbraio 1937, Al popolo:
Ci rivolgiamo a voi, popolo. A voi, perché siamo i vostri figli e perché siete voi che, come sempre, loro [le autorità governative] cercano di ingannare.
E non vi parleremo a nome della C.N.T. (Confederación Nacional del Trabajo) né a nome della F.A.I. (Federación Anarquista Ibérica). Vi parliamo piuttosto a nome del nostro ideale, l’Anarchia.
Siamo giovani libertari che, in onore del nostro nome, “I Quijotes”, incroceremo le spade con coloro che cercano di rafforzare i nostri tiranni prima attraverso discorsi ingannevoli e poi con la forza delle armi, grazie al potere delle forze militari e di polizia al loro comando; e incroceremo le spade con coloro che, collaborando con lo Stato, si definiscono anarchici pur sapendo che Anarchia significa negazione del governo e delle leggi. [1]
Ingenuamente abbiamo aspettato di vedere se, per la prima volta nella storia, un governo avrebbe smesso di essere tirannico e avrebbe esercitato la sua politica per il bene del popolo. Ma, vedendo l’avanzata del riformismo e il tradimento della rivoluzione, diciamo: basta; e resisteremo a questo con tutte le nostre forze.
E non liquidateci definendoci degli indisciplinati [incontrolados] o dei fascisti. Ciò che ci guida più di ogni altra cosa è l’immenso amore che proviamo per il popolo, ben più di quel governo che non è controllato da nessuno. Quanto ad essere fascisti, lo sono i funzionari governativi, non noi.
Il fascismo è imposizione, oppressione, schiavitù. Tutti gli Stati, senza eccezioni, si impongono, opprimono e schiavizzano il popolo; sebbene essi [i burocrati statali qui in Spagna] a loro volta siano tutti schiavi, consciamente o inconsciamente, di un’organizzazione di vagabondi e teppisti chiamata: L’Ordine dei Gesuiti. [2]
Alcuni dei ministri del governo della Repubblica sono milionari: Loro, insieme ai milionari fascisti, detengono milioni nella stessa banca londinese; pertanto, gli interessi degli uni e degli altri sono gli stessi. La rivoluzione mondiale proletaria dissolverebbe quella banca e quegli interessi.
È quindi evidente che ciò che è importante per tutti loro è frantumare la Rivoluzione che li minaccia e distruggere i lavoratori rivoluzionari in una guerra violenta.
Popolo: cercate di ragionare senza alcuna delle trappole del fanatismo che vi accecano gli occhi!
Un certo ministro del «popolo» ha già dimostrato, qualche giorno fa, che una volta che «questo» sarà finito, la Repubblica spagnola manterrà sicuramente le forme politiche che aveva prima della Rivoluzione.
Un ministro “operaio” permette che le prigioni e i penitenziari rimangano in piedi e, per di più, crea campi di concentramento mentre grida: “Abbasso il fascismo!”
E un altro va in giro a parlare nelle arene di anarchismo nazionalista e patriottico, mentre allo stesso tempo un vecchio politico catalano ordina al popolo di stare zitto e di obbedire ciecamente al governo.
Perché aggiungere altro? Gli anarchici non collaborano, non hanno mai collaborato e non collaboreranno mai con nessun governo. Diffondete avvertimenti al popolo ovunque affinché non si lasci ingannare come un eterno bambino, affinché rompa con quella vecchia e putrida farsa per far posto alla piena e bellissima luce del Sole dell’Anarchia.
Da parte nostra, siamo pronti a sacrificare le nostre stesse vite. Ma moriremo con dignità, compagni, gridando con forza «Abbasso il Governo! Viva l’Anarchia!».
— Il gruppo anarchico Quijotes dell’Ideal —
Note:
[1] Diversi «compagni di spicco» del sindacato anarchico-sindacalista, la CNT, assunsero incarichi nel governo repubblicano liberale nel vano tentativo di porre fine alla discriminazione nei confronti delle conquiste della Rivoluzione. Il loro «esperimento» si rivelò un fallimento e questa violazione dei principi anarchici provocò sgomento e ulteriore scoraggiamento in una situazione già in fase di disgregazione.
[2] Questo paragrafo illustra il ruolo prevalentemente reazionario che la Chiesa cattolica ha svolto nella società spagnola e l’odio che la gente comune nutriva nei confronti delle sue organizzazioni.

