Guerra alla Guerra!

La scellerata aggressione militare di Putin in Ucraina, cominciata il 24 febbraio 2022, ha esasperato un conflitto che va avanti dal 2014, con gli scontri in Donbass e 14.000 morti da ambo le parti. Dopo le tante guerre che hanno insanguinato luoghi lontani, per mano anche degli eserciti di casa nostra, questa volta, come fu nel 1999 con i bombardamenti NATO (e italiani) nell’ex Jugoslavia, accade nel cuore dell’Europa. Inutile spendere troppe parole, scomodando la geopolitica, parlando delle provocazioni e dell’allargamento della NATO nell’est Europa o del retaggio imperiale di Putin, nostalgico dello zarismo e desideroso di recuperare la sfera di influenza russa nell’area ex sovietica. Tutte cose senz’altro vere.

Una cosa è certa: le guerre sono sempre sfavorevoli alle popolazioni e soprattutto alle classi sfruttate, che pagano il prezzo più alto per colpa della brama di potere di chi governa o vuol governare. In questo caso, naturalmente, è alla popolazione ucraina, che si trova sotto la pioggia di razzi dell’esercito russo, che deve andare la nostra solidarietà in questo momento (non certo al governo ucraino, corresponsabile dell’inasprimento dei contrapposti nazionalismi). Ma la solidarietà deve andare anche a quella parte di popolazione russa che sconta, suo malgrado, la decisione di Putin con sanzioni, isolamento internazionale, caduta del rublo e un clima di censura imperante nel paese. Pensiamo alle migliaia di manifestanti in Russia, tra cui anarchiche e anarchici, arrestate per aver espresso contrarietà all’aggressione militare.

Vogliamo però dire due parole a quelle persone che, alle nostre latitudini, richiedono l’intervento diretto dei paesi della NATO nel conflitto in corso: non è con armi, truppe ed eserciti che si rifiuta la guerra e si contribuisce alla de-escalation. La NATO è uno strumento di tensione e guerra permanente che nemmeno dovrebbe esistere dopo l’implosione dell’Urss e del Patto di Varsavia. L’Italia deve restare fuori dalla guerra e non incentivarla con l’invio di truppe e mezzi militari ai confini dell’Ucraina. Il più piccolo incedente potrebbe infatti estendere il conflitto (guerra europea o addirittura mondiale di dimensioni catastrofiche), con l’opzione nucleare come minaccia per l’intera umanità. Le basi NATO in Italia diverrebbero in questo caso obiettivi militari, esponendo a rischi immani la popolazione civile.

Per quanto riguarda l’Italia – che ha già all’attivo diverse missioni militari all’estero – truppe e mezzi dislocati in Lettonia, Romania e Mar Nero in ambito NATO costituiscono uno spiegamento di forze autorizzato dal governo Draghi costato 78 milioni di euro. Il denaro speso per mitragliatrici, portaerei e caccia F-35 è tolto per salute, salario e case popolari. Il bilancio del ministero della Difesa italiano per il 2022 sfiora già i 26 miliardi di euro con un aumento di 1,35 miliardi. Se aggiungiamo che le sanzioni internazionali non peseranno soltanto sulla Russia ma ricadranno come un boomerang anche sulla nostra classe oppressa, con l’aumento dei costi energetici, delle bollette e dei generi di prima necessità, ne concludiamo che la guerra è un affare solo per i grossi produttori ed esportatori di armi, come Leonardo e Fincantieri i cui titoli, guardacaso, volano in Borsa. Per questo l’opposizione al militarismo va rivolta in primo luogo contro i guerrafondai che abbiamo in casa.

Se vogliamo la de-escalation e la fine del conflitto servono mobilitazioni e azioni nei vari paesi che impongano il cessate il fuoco. Allo stesso tempo, senza inaccettabili discriminazioni verso chi non ha la pelle bianca, dobbiamo sostenere i profughi dall’Ucraina (sia coloro che scappano dai razzi russi, sia coloro che si rifiutano di combattere nell’esercito regolare ucraino e disertano) e sostenere le persone che in Russia e Bielorussia si oppongono alla guerra e per questo vengono arrestate.

L’unica guerra giusta che concepiamo è quella sociale, dal basso, quella delle classi sfruttate che insorgono contro i propri sfruttatori, contro i governi, i capitalisti e i guerrafondai di ogni dove. Sempre dalla parte di chi resiste e combatte gli oppressori più vicini, là nel luogo dove si trova a vivere. Siamo per l’autodeterminazione non delle nazioni o delle piccole patrie, ma delle persone che fanno a meno degli Stati e si autogovernano. Non lo si è ancora capito? Fino a quando le bandiere degli Stati sventoleranno, l’umanità si farà la guerra.

Contro tutti gli imperialismi, le frontiere, gli eserciti, i nazionalismi.

Alcun* anarchiche e anarchici